Ciao Giampiero. Addio a chi ha reinventato lo “street food”

March 6, 2019
in Category: Pasta&food
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Ciao Giampiero. Addio a chi ha reinventato lo “street food”

Ciao Giampiero. Addio a chi ha reinventato lo “street food”

E’ morto venerdì scorso, 1 marzo, dopo una malattia che non gli ha lasciato scampo, Giampiero Giordani, funzionario di Confesercenti di Cesena e Valle Savio, responsabile territoriale di Slow Food e inventore di tante belle iniziative, prima tra tutte il Festival del cibo di strada.
Al suo funerale, che si è svolto nella chiesa in piazza della sua Mercato Saraceno, c’erano oltre mille persone. Forse, anche Giampiero dando uno sguardo a una piazza così gremita e commossa, sorridendo, si sarebbe stupito. Ed è un peccato che non abbia potuto rendersi conto di quanto la sua presenza e il suo lavoro, svolto con tutto il mondo dei pubblici esercizi, dai bar ai ristoranti, abbiano lasciato un segno così forte in tutta la comunità e in coloro che hanno avuto il piacere di conoscerlo.

CHI ERA

Giampiero era figlio di un fotografo. Anzi del fotografo di Mercato Saraceno, morto prematuramente a 45 anni, quando Giampiero era ancora un “burdel” (un ragazzino). L’influenza di suo padre, però, è sempre stata enorme. A parte l’amore per la fotografia e per la musica (possiede una sterminata e preziosa collezione di vinili), Giampiero sapeva trasformare le cose che toccava. Un po’ come fa un cuoco capace di valorizzare gli ingredienti, anche quelli più semplici, avvicinandoli ad altri. O di esaltare il sapore di un piatto, raccontandolo. Come raccontava la piadina e le sue origini, le tradizioni più autentiche che facevano parte non solo del suo mondo ma anche del suo modo di essere, di rapportarsi agli altri. Ecco Giampiero era un maestro nel fare questo. E a lui, infatti, va il merito di aver fatto emergere il lato più culturale del cibo di strada. Aspetto che fino al 2000 non era mai emerso in maniera così chiara e strutturata. In pochi, infatti, capivano il senso e il piacere di mangiare la trippa, magari in piedi e al freddo, dal trippaio più bravo d’Italia. Oppure quanta storia e bellezza c’è nella produzione di un arancino o di una pizza fatta come dio comanda. La maggior parte delle persone amavano la cucina più ricercata, era il periodo della sperimentazione, delle varie spume di mortadella o piatti decostruiti. Giampiero no, Giampiero si è mosso esaltando la cucina popolare, quella più vicina alla gente, vera e autentica, rendendole una dignità e un fascino che non si sarebbe mai sognata di avere. Direzione che poi hanno preso tutti, copiando e ricopiando il suo bel festival del cibo di strada. “Ha creato anche posti di lavoro”, hanno detto al suo funerale. Ed è vero. Molti ragazzi, dopo il boom dello street food, si sono inventati cucinieri da strada e anche con successo. Ecco, sarebbe bello che fossero consapevoli che un po’ di quel successo lo devono anche a Giampiero.

AL FUNERALE

In prima fila, oltre ai parenti, agli amici di vita, ai colleghi di Confesercenti e alle autorità, anche la “banda” del Festival del cibo di strada, quella strana “famiglia” che nel 2000 Giampiero, con un’intuizione geniale, è riuscito a mettere insieme valorizzando le particolarità di ognuno e inventando un format di incredibile successo. C’erano Leonardo Torrini, il trippaio di Gavinana (Firenze), Fabio Conticello dell’Antica Focacceria di San Francesco di Palermo, Maurizio Cutropia da Chieti che ha fatto conoscere a Cesena gli arrosticini abruzzesi fatti a mano. Presenti anche marito e moglie del restaurant revolution messicano di Torino. Amici che hanno voluto esserci nonostante la distanza e il lavoro. Perché Giampiero è stato un uomo unico e speciale. E in tutti quelli che l’hanno conosciuto ha lasciato un segno, un ricordo indelebile e una piacevole presenza. “Giampiero è stato un dono prezioso – ha detto il vicesindaco di Mercato Saraceno – Si è sempre adoperato per la sua città e per tutta la valle del Savio. Ha organizzato eventi, valorizzato prodotti (la pagnotta di Mercato, la piadina artigianale, la pera cocomerina, la mora romagnola), invitato a fare rete per promuovere il territorio e tutta la comunità. Ci mancherà moltissimo”.

COSA AVREBBE DETTO LUI

E così, uno dopo l’altro, amici e colleghi, dopo la messa, davanti alla chiesa e dopo aver mandato in stereofonia la sua canzone preferita “For ever young” di Bob Dylan, hanno voluto ricordarlo affinchè il suo ultimo viaggio fosse più leggero e più allegro. E per finire, come avrebbe voluto lui, tutti a brindare con vino, piadina (quella vera, prodotta nei chioschi di Cesena) e pagnotta di Mercato Saraceno. E chi lo conosce, sa che a un certo punto della cerimonia, con il suo sorriso sereno, avrebbe detto: “Via, non facciamola troppo lunga, beviamo..”

(nella foto con Antonio Tubelli al festival del cibo di strada)

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