Il piatto delle concretezza: è ora di agire

December 30, 2015
in Category: Pasta&food
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Il piatto delle concretezza: è ora di agire

Il piatto delle concretezza: è ora di agire

Se si fanno progetti concreti, se si coltivano  le proprie ambizioni,

se ci si dà da fare con umiltà,  se si aguzza l’ingegno, i sogni diventano realtà.

Banana Yoshimoto (Il coperchio del mare 2004)

C’è un tempo per disegnare le ali, ritagliarle e incollarle. E c’è un tempo per volare. Quando arriva il momento di staccare il corpo da terra e mettere in pratica il progetto che si è lungamente preparato bisogna essere pronti sia fisicamente che mentalmente, prevedendo in anticipo anche eventuali errori. Solo così si riescono ad affrontare gli imprevisti cambiamenti di vento. Il piatto della concretezza, per chi si prepara all’azione, non può che avere un gusto deciso, strutturato ma semplice.

Diversamente da un baco da seta che diventa farfalla dimenticando tutto ciò che è stato, il piatto dell’agire è un piatto che non dimentica. Nel realizzarsi vuole lasciare ben visibili i passaggi della sua trasformazione: mettere in mostra ciò che era e ciò che è diventato.

Filetto di maiale al flambé, dove l’alcol evapora davanti agli occhi del commensale?  No, secondo me il flambé è troppo cerimonioso. E’ vero che la componente della trasformazione è forte, rappresentata dall’alcol che prende fuoco, ma evapora, non c’è più. E’ la rinuncia a qualcosa, perdita. Mentre nel piatto della concretezza la trasformazione deve restare presente, segno visibile e, possibilmente, mangiabile.

Allora? Una frittata. Una semplice frittata è il piatto giusto della concretezza. Quella classica italiana con le cipolle o“sporcandola” con l’aggiunta di patate che la rendono un’ottima tortilla spagnola. La patata, infatti, è l’alimento della concretezza in assoluto, quello che ci riporta coi piedi per terra, mentre la cipolla, “il tartufo dei poveri” (come veniva definito dal gastronomo francese Brillat Savarin) racchiude in sé acqua. “Lacrime senza pena” secondo Pablo Neruda quella particolare commozione che la cipolla ci infligge senza affliggerci, ma soprattutto forza magica. Una forza di cui era consapevole anche il condottiero Alessandro Magno che alle sue truppe, per accrescerne valore e coraggio in battaglia, somministrava chili di cipolle. Non sottovalutate, quindi, l’umile frittata alla quale va prestata molta attenzione mentre si cucina, come del resto va mantenuto alto l’impegno mentre si concretizzano i progetti. Se non seguite qualche piccola regola la frittata la fate veramente, ma nel senso letterale del termine, ovvero vi troverete tra le mani un pasticcio irrimediabile.

Consigli

La padella va scaldata prima di aggiungere olio. All’inizio il fuoco dev’essere medio, poi prima di aggiungere le uova va abbassato. La frittata va incisa per far penetrare la parte liquida sotto e cuocersi. Durante la cottura la padella va scossa per evitare che la frittata si attacchi al fondo spostandola di posizione sul fornello in modo che non si cuocia solo la parte centrale ma anche i bordi.

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