Lettera sull’amore a una figlia

May 10, 2016
in Category: Pasta&food
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Lettera sull’amore a una figlia

Lettera sull’amore a una figlia

Ascoltami bene, non voglio spiegarti cos’è l’amore, sarebbe impossibile. Con la mia breve lettera voglio farti capire che i tuoi 16 anni e la tua voglia di amare sono tremendamente seri, ma non sono tutto. Se il tuo amore se ne va, come sicuramente prima o poi capiterà, puoi calpestare la tua anima fino a sfinirti, puoi dannarti, ma non esagerare: ricorda che l’amore ritorna.

Cambia, si trasforma, sale, scende, ti molla e ti riprende. Magari non lo sai, ma è già dietro l’angolo che ti aspetta. So che adesso ti farà sorridere ma anche a 70 anni ci si può innamorare e si può piangere come bambini perchè si è stati lasciati. L’intensità con cui si vive un’emozione non programmabile, le emozioni sì. Quello che devi fare è restare in uno stato di ascolto per attirarle. Ogni momento è unico, come ogni amore. Ci sono gli amori dei 16 anni che non hanno nulla da invidiare a quelli dei 20 anni. Poi arrivano quelli dei 30 e dei 40. A 50 hanno un altro sapore ma anche quelli sono amori con la A maiuscola, poi se sei fortunata arrivano anche a 60 e a 70. Non c’è età se c’è la voglia di amare.

La tua mamma

La prima volta mi sono innamorata di un’immagine: un biondo sbiadito, adagiato su una colonna di un metro e novanta. Lo vedo ancora in sella al motorino intento a leggere il giornale mentre guida. Quando rideva allargava gli occhi, liquidi come acqua, per stupirmi ancora di più. E ci riuscì. Mi feci accompagnare da quella sua vena di follia per un paio di anni. Aveva il sapore di un frutto esotico, non sai se ti piace, quanto ti piace, ma continui a mangiarlo. Arrivi alla fine e capisci che non lo dimenticherai più. Ogni tanto mi capita ancora di sognarlo. 

 

La seconda volta è stata una caccia. Mi inseguì sotto i portici di Bologna con una determinazione da serial killer. Poi si avvicinò, l’aria da filosofo e l’accento straniero mi colpirono. Per conquistarmi si sforzò di cucinarmi piatti strepitosi che negli anni a seguire non assaggiai più. Avrei dovuto capire subito che tanta scena spesso nasconde meno di quello sembra. 

Il terzo amore aveva la forma di una calamita. Ci guardavamo senza poter staccare gli occhi uno dall’altro. Tormento e passione: questo è stato l’amore che gli ho dedicato e lui ha ricambiato. Chissà perchè le emozioni che iniziano con la forza di un temporale s’interrompono per mancanza di luce. Per me è stato un lutto, elaborare la fine di un sentimento così travolgente mi ha portato via molte energie, poi com’è normale me le sono riprese. Ed è lì che ho imparato il segreto equilibrio che governa le parti e l’insieme. Chi può dirci se quello che stiamo disegnando sul foglio della nostra vita è cielo, un filo d’erba o solo uno scarabocchio? Per me era finita l’adolescenza, il tempo dell’assoluto. Mi ero svegliata relativista, forse un po’ più vecchia ma più saggia.

Quando arrivò il quarto amore, quello che sa di casa e di pane appena sfornato, avevo già superato la trentina. Fu un colpo di fulmine, ma razionale. Contraddizione? No, completezza. Stuzzicava i miei istinti ma con compostezza. Andava dritto al cuore ma prima di scoppiare passava per la testa. Un amore che si moltiplicò: nascesti tu bambina mia. E per quei dispettosi equilibri matematici la tua nascita rafforzò l’affetto ma smorzò la passione. Impercettibili increspature che diventarono crepe, crepe che diventarono abissi. Mentre affogavo tra la confusione di un supermercato e la casa da pulire, intravidi una nuova terra.

Il quinto amore me lo inventai durante la risalita. Avevo smesso di fare foto, filmati, prendere appunti. Basta non volevo più testimonianze della vita che vivevo. Volevo solo viverla. A quel punto incontrai tante persone, e in lontananza intravidi anche me. Non ci crederai ma fu amore a prima vista. 

Ho trovato la lettera mentre mettevo a posto i documenti di mia madre, morta qualche mese fa. Era datata maggio 1985. Mi sono chiesta perché in tutti questi anni non avesse mai trovato il modo di consegnarmela. Ho pensato a lei mentre la scriveva, a lei  molto diversa da me,  agli uomini che aveva amato, alla solitudine degli ultimi anni. Il tono che ritrovai in quella sua confessione così intima e libera da ogni pregiudizio mi fece sentire meno sola. Sentii la sua mano che mi accarezzava il capo come aveva fatto centinaia di volte. Solo allora capii quanto fossi diventata uguale a lei.

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